Comune di Negrar

Il portale della chiesa di Arbizzano

 Il portale della chiesa di Arbizzano / The portal of Arbizzano ChurchIl portale scolpito della chiesa parrocchiale di Arbizzano costituisce una delle più interessanti testimonianze della scultura tardo-medievale nella Valpolicella. Sopravvissuto alla demolizione dell’antica pieve, venne reimpiegato nella facciata della chiesa attuale. Simeoni (1909) ne sottolinea l’eleganza ed il notevole interesse per i "pregi plastici e per lo squisito gusto decorativo di cui è adorno". Questo portale, rettangolare, presenta stipiti ed architrave di riccamente scolpiti ed è sormontato da una lunetta coperta da un protiro ad arco gotico del XIV secolo, a sua volta ornato da decorazione scolpita a largo fogliame accartocciato. Tanto gli stipiti quanto l’architrave sono interamente smussati e formano, nel ripiano rientrante, una serie di riquadrature a diversi motivi. La decorazione scolpita nella fascia esterna presenta due tralci di vite, a foglie e grappoli, uscenti in alto dalla bocca di un mascherone posto al centro dell’architrave che, svolgendosi fino alla base degli stipiti, terminano in due fantasiose creature. I grappoli sono disposti dall’ignoto scultore ora all’esterno ed ora all’interno del tralcio, mentre le larghe foglie, di buona modellatura, riempiono i vuoti. Nella fascia rientrante del portale ricorrono altri motivi ricavati dalla flora e riquadrati in corniciature di semplice eleganza: si notano fiori, ramoscelli, foglie di acanto, foglie e frutti di quercia. Si possono osservare anche elementi figurativi come una testa, in cui alcuni riconoscono Cristo, assai espressiva ed una figura di angelo (e non di fanciulla come ripetuto in passato) in atteggiamento di reggere qualche cosa oggi mancante: forse un’acquasantiera? Nel mezzo dell’architrave è scolpita la mano del Creatore in atto di benedire. Gli storici non sono concordi sull’epoca di erezione dello splendido portale: taluni lo assegnano al XIII secolo, mentre Brenzoni (1925) lo crede realizzato un secolo più tardi. Dal canto nostro propendiamo per quest’ultima ipotesi.